Introduzione agli Ipnotici e Sedativi

Una grande varietà di agenti hanno la capacità di deprimere la funzione del sistema nervoso centrale (SNC) così che si produca calma e sonnolenza (sedazione).  I farmaci iponotico-sedativi più vecchi deprimono il SNC in maniera dose-dipendente, producendo progressivamente sedazione, sonno, perdita di coscienza, anestesia chirurgica, coma, ed infine, depressione fatale della respirazione e della regolazione cardiovascolare.  I depressivi del SNC sono le benzodiazepine, i barbiturici e agenti sedativo-ipnotici di struttura diversa (per es. paraaldeide e idrato di cloralio).

                Un farmaco sedativo deprime l’attività, modera l’eccitazione e calma il recipiente, mentre un farmaco ipnotico produce sonnolenza e facilita l’insorgenza ed il mantenimento di uno stato di sonno che assomiglia al sonno naturale nelle sue caratteristiche elettroencefalografiche e da cui il recipiente si può sottrarre facilmente.  L’ultimo effetto è talvolta chiamato ipnosi, ma il sonno indotto dai farmaci ipnotici non assomiglia a quello stato di suggestione artificialmente indotto in modo passivo chiamato anch’esso ipnosi.     

                I farmaci sedativo-ipnotici non benzodiazepinici appartengono ad un gruppo di agenti che deprimono il SNC in modo dose-dipendente, e progressivamente producono calma e sonnolenza (sedazione), sonno (ipnosi farmacologico), perdita di coscienza, coma, anestesia chirurgica, e depressione fatale della respirazione e della regolazione cardiovascolare.  Condividono queste caratteristiche con un grande numero di sostanze chimiche, tra cui gli anestetici generali e gli alcoli alifatici, soprattutto l’etanolo.  Solo due cardini del continuum della depressione del SNC prodotta da dosi crescenti di questi agenti possono essere definiti con un ragionevole grado di precisione: l’anestesia chirurgica, uno stato in cui stimoli dolorosi non inducono nessuna risposta comportamentale o autonomica, e la morte, che risulta da una sufficiente depressione dei neuroni midollari tale da rompere la coordinazione della funzione cardiovascolare e della respirazione.  Il “punto finale” alle concentrazioni più basse di depressivi del SNC sono definiti con minore precisione – in termini di deficit nella funzione cognitiva (inclusa l’attenzione agli stimoli ambientali) o di capacità motoria (per es., atassia) o dell’intensità di stimoli sensitivi che occorrono per esprimere alcuni riflessi o risposte comportamentali.  Altri indici importanti di diminuita attività del SNC, come l’analgesia o l’inibizione delle convulsioni, non appartengono necessariamente a questo continuum; essi possono non essere presenti a concentrazioni sottoanestetiche di farmaci depressori del SNC (per es. un barbiturico), o possono essere attivati con una sedazione minima o con altre evidenze di depressione del SNC (per es. con basse dosi di oppioidi, fenitoina o etilsuccimide).

                La sedazione è un effetto collaterale di molti farmaci che non sono depressori generali del SNC (per es., antistaminici e neurolettici).  Nonostante questi agenti possano intensificare gli effetti di depressione del SNC, di solito producono effetti terapeutici più specifici a concentrazioni molto più basse di quelle che causano depressione sostanziale del SNC.  Per esempio, non possono indurre anestesia chirurgica in assenza di altri agenti.  I sedativo-ipnotici benzodiazepinici assomigliano a questi agenti; nonostante possa insorgere coma a concentrazioni molto elevate, non viene prodotta dalle benzodiazepine né anestesia chirurgica né intossicazione fatale in assenza di altri farmaci con azione depressiva del SNC; una eccezione importante è il Midazolam, che è stato associato con un volume corrente e un ritmo respiratorio diminuiti.  Inoltre, esistono antagonisti specifici delle benzodiazepine.  Tale costellazione di proprietà pone le benzodiazepine separate dagli altri farmaci sedativo-ipnotici e conferisce una misura di sicurezza che ha portato le benzodiazepine a sostituire altri agenti nel trattamento dell’insonnia e dell’ansietà.

Storia.  Fin dall’antichità, bevande alcoliche e pozioni che contenevano Laudano e varie erbe venivano usate per indurre il sonno.  A metà del diciannovesimo secolo, il bromuro è stato il primo agente ad essere introdotto come sedativo-ipnotico specifico.  L’idrato di cloralio, paraldeide, uretano, e sulfonali sono stati introdotti nell’uso prima del barbitale nel 1903 e del fenobarbital nel 1912.  Il loro successo ha spinto la sintesi e l’analisi di più di 2500 barbiturici, di cui una cinquantina sono stati distribuiti commercialmente.  I barbiturici hanno dominato così tanto che solo meno di una dozzina di altri sedativo-ipnotici sono stati commercializzati successivamente prima del 1960.

La parziale separazione delle proprietà anestetico-sedativo-ipnotiche da quelle anticonvulsivanti presenti nel fenobarbital ha portato alla ricerca di agenti con effetti più selettivi sulle funzioni del SNC.  Come risultato, anticonvulsivi relativamente non sedativi, soprattutto fenitoina e trimetadione, sono stati sviluppati nei tardi anni ’30 e nei primi anni ’40.  L’avvento della clorpromazina e del meprobamato nei primi anni ’50, e lo sviluppo di metodi sempre più sofisticati per valutare gli effetti comportamentali dei farmaci hanno portato alla sintesi negli anni ’50 del clordiazepossido da parte di Sternbach e la scoperta del suo meccanismo d’azione così unico da parte di Randall.  L’introduzione del clordiazepossido in medicina clinica nel 1961 ci ha introdotto nell’era delle benzodiazepine.  La maggioranza delle benzodiazepine che hanno raggiunto la commercializzazione erano state selezionate per il loro elevato potere ansiolitico rispetto alla funzione deprimente del SNC.  Comunque, tutte le benzodiazepine posseggono attività sedativo-ipnotica di grado variabile; queste proprietà sono estesamente sfruttate in clinica, soprattutto per facilitare il sonno.  A causa soprattutto della rimarchevole loro bassa capacità di deprimere il SNC, le benzodiazepine hanno soppiantato i barbiturici come sedativo-ipnotici.

(tratto da Dennis S. Charney, S. John Mihic, and R. Adron Harris “Goodman & Gilman’s The Pharmacological Basis of THERAPEUTICS”, eleventh edition, Mc Graw Hill ed.)

One Response to “Introduzione agli Ipnotici e Sedativi”

  1. billet rifle…

    [...]Introduzione agli Ipnotici e Sedativi « Domenico Delfino’s Blog[...]…

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