Il professor Protsch e l’anello mancante

“…La frode e la disonestà sono comportamenti che appartengono alla scienza, sarebbe vano stupirsene.  Per un catalogo di piccole e grandi furbizie basti la lettura del recente The Great Betrayal: Fraud in Science (2004), del giornalista scientifico Horace Freeland Judson.  Come ogni impresa umana, la scienza si alimenta anche di ambizioni personali, di narcisismo, di interessi economici, di brama di potere e di sete di denaro.  Casi di plagio di lavori altrui o di false attribuzioni, di cui pure è accusato Protsch, avvengono frequentemente e spesso sono ammantati di buone intenzioni.  Le speranze, le aspettative circa la nostra storia, la cultura dell’epoca giocano un ruolo determinante nel “filtrare” i fatti.  Tuttavia, la scienza gode di due vantaggi piuttosto unici rispetto ad altre forme di sapere: la comunità scientifica, in un modo o nell’altro e con i tempi propri, tende ad autocorreggersi, se non altro per la competizione fra gruppi di ricerca rivali; inoltre, il dato empirico, pur nella sua imperfezione, funge da vincolo per dirimere le controversie e non può essere manipolato indefinitamente.  Prima o poi qualcuno, anche solo per curiosità, ti viene a controllare…”

(Tratto da Telmo Pievani, “Il professor Protsch e l’anello mancante”, MicroMega, 2/2005, Gruppo Editoriale L’Espresso)

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