Etnofarmacologia

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA

Dipartimento di Medicina

Corso di Laurea in Infermieristica

     Sede di Foligno

Mariani

TESI DI LAUREA

Etnofarmacologia

 

Laureanda: Barbara Ciavaglia Relatore: Prof. Domenico Delfino

 Anno Accademico 2014/2015

Con tanto amore,

                                                                                                alle mie bambine

                                                                                                 Alice e Greta.

                                                                               IL MITO DELLA CORNICE

“Siamo prigionieri, catturati nella rete delle nostre teorie, delle nostre aspettative, delle nostre esperienze passate, del nostro linguaggio.

 Se tentiamo possiamo fuggire dal nostro quadro in qualsiasi momento. Innegabilmente ci troveremo ancora in un quadro, ma sarà un quadro migliore e più spazioso; e potremo di nuovo fuggire da esso in qualsiasi momento.

Il punto centrale è che una discussione critica e un confronto dei vari quadri è sempre possibile”

          R. Popper

INDICE

 

  1. DEFINIZIONE DI ETNOFARMACOLOGIA
  2. INTRODUZIONE
  3. L’INTEGRAZIONE DELLA MEDICINA TRADIZIONALE E OCCIDENTALE TRA GLI IMMIGRATI VIETNAMITI NEI PAESI SVILUPPATI

          3.1 Infermieri ed immigrati

     4. L’EDUCAZIONE E LA SALUTE PUBBLICA IN VIETNAM

     5. ERBE MEDICINALI E LA LORO VALIDAZIONE BIOLOGICA

     6. ERBE MEDICINALI NELLE POLIPATOLOGIE

        6.1 Stefania Rotunda (Menispermaceae

        6.2 Eryngium foetidum

        6.3 Paederia foetida

        6.4 Pseuderanthemum Palatiferum

  1. ERBE MEDICINALI ANTINFIAMMATORIE ED ANTIOSSIDANTI
  2. FARMACI ANTI CANCRO
  3. COMPOSTI CARDIOVASCOLARI
  4. FARMACI PER IL DIABETE
  5. EVENTI AVVERSI
  6. STORIA DELL’ARTOCARPUS TONKINENSIS
  7. MEDICINA TRADIZIONALE NON VEGETALE         13.1 Pelle di rana13.2 I lombrichi
  8. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
  9. BIBLIOGRAFIA
  10. RINGRAZIAMENTI
  1. DEFINIZIONE DI ETNOFARMACOLOGIA

 L’etnofarmacologia è la scienza che studia le medicine tradizionali, utilizzate dalle popolazioni indigene, costituite da minerali, parti di animali e vegetali.

L’etnofarmacologia prevede una indagine antropologica presso il guaritore, alla quale fa seguito l’analisi biochimica delle componenti del medicamento e la verifica scientifica degli effetti curativi. In questo modo sono stati scoperti principi attivi in grado di combattere malattie finora non curabili.

2. INTRODUZIONE

La medicina tradizionale si riferisce alle conoscenze, competenze e pratiche che si basano sulle credenze ed esperienze indigene di una particolare cultura e che vengono utilizzati per il mantenimento della salute, per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento di malattie fisiche e mentali.

La medicina tradizionale copre una vasta gamma di terapie e pratiche che variano da paese a paese e da regione a regione. Queste includono trattamenti con farmaci a base di erbe, parti di animali e/o minerali.

Inoltre la medicina tradizionale utilizza trattamenti non farmacologici come l’agopuntura, terapie manuali e pratiche spirituali.

In Vietnam vengono praticati due tipi di medicina tradizionale; il primo viene chiamato Thuoc Nam, che significa medicina del Sud ed è la medicina tradizionale vietnamita, basata in gran parte sulle conoscenze erboristiche popolari.

Il dominio cinese in Vietnam, che è venuto dal Nord (Bac), ha portato all’ introduzione della medicina tradizionale cinese (MTC), indicata come Thuoc Bac.

Durante i periodi Song, Jin e Yuan si sono verificati numerosi scambi medici tra Cina e Vietnam, attraverso tributi e commercio e molti farmaci vietnamiti , in particolare spezie e profumi, si trovano quindi anche in prescrizioni cinesi. Oltre allo scambio di erbe, i medici cinesi hanno portato in Vietnam anche le teorie della medicina tradizionale cinese.

Per esempio in Cina, vicino al confine Sino-vietnamita la popolazione mastica il betel, che è stato registrato nei libri medici cinesi.

Lo sviluppo del Thuoc Nam, come sistema nazionale, è stato promosso dallo studioso e monaco buddhista Tue Tinh, che è considerato il fondatore della medicina tradizionale vietnamita.  L’eredità letteraria di Tue Thin si pone come un corpus completo di nozioni vietnamite sulla teoria della medicina tradizionale e sulla pratica clinica.  Raccolti in 11 volumi, più di 630 rimedi di origine vegetale, animale e minerale, di cui oltre 500 sono unicamente vietnamiti.  Due dei più noti lavori di Tue Thin sono ancora visti come testi fondamentali della medicina tradizionale vietnamita e della farmacologia: “Nam Duoc Than Hien” (L’efficacia miracolosa dei medicinali meridionali) e “Thap Tam Phuong Gia Giam” (Le tredici formule classiche modificate per la combinazione di farmaci tradizionali).

Inoltre proprio nel 2015 è stato assegnato alla dottoressa cinese Youyou Tu il premio Nobel alla Medicina, per aver scoperto nel 1972 una nuova terapia contro la malaria, l’Artemisinina, oggi il farmaco antimalarico più usato al mondo. Dagli studi della dottoressa Tu, immunologa ma anche esperta di medicina tradizionale cinese e di erbologia, è nato il nuovo farmaco contro la malaria, nato da erbe cinesi studiate ed utilizzate da oltre 1500 anni per curare le febbri. Le sue grandi scoperte nascono proprio dallo studio delle erbe. Infatti durante la guerra in Vietnam la malaria era la principale causa di morte; nel 1967 Tu si concentra sulla medicina tradizionale, visita in tutto il paese gli anziani esperti, si focalizza su 380 estratti di erbe usati tradizionalmente contro la malaria. E i risultati arrivano nel 1969, quando una di queste erbe, l’Artemisia Annua, ottiene risultati verificabili sui topi: contrasta effettivamente la malaria, come sostenevano testi di medicina cinese vecchi 1600 anni. “Qinghaosu” è il nuovo farmaco contro la malaria, che in 40 anni ha salvato milioni di vite. L’Artemisinina è oggi usata in ogni parte del mondo e, in terapie combinate, riduce la mortalità di oltre il 20% in generale e del 30% nei bambini. Solo per l’ Africa ciò significa più di 100 mila vite salvate ogni anno.

Sebbene la medicina tradizionale è considerata la corrente principale, in Vietnam vi è anche un crescente interesse per le forme di medicina complementare e alternativa (CAM).

In un sondaggio per valutare conoscenze, atteggiamenti e pratiche di terapie CAM in Vietnam, i dati provenienti da 312 medici di ospedali di medicina orientale, hanno suggerito che la fitoterapia e l’agopuntura sono stati le più comunemente usate tra le terapie CAM, rispetto alla medicina popolare vietnamita e ad altre forme di CAM. Una vasta gamma di pratiche di medicina complementare alternativa, in particolare chiropratica, integratori alimentari e terapie dietetiche, nonché numerose pratiche di medicina occidentale, sono state impiegate nella pratica quotidiana del medico, in combinazione con la medicina orientale.

L’interesse per la medicina tradizionale continua a prosperare sia nei paesi in via di sviluppo che in Occidente, dove c’è interesse a sfruttare questi “rimedi naturali” per lo sviluppo di terapie migliori, a bassa tossicità.

In questo testo verranno riassunti recenti risultati, biologicamente convalidati, sull’efficacia della medicina tradizionale e di altre terapie utilizzate in Vietnam, per contribuire a migliorare la comprensione e facilitare l’integrazione tra medicina tradizionale ed occidentale. Per raggiungere questo obiettivo, prima descriveremo gli studi su vietnamiti immigrati nei paesi sviluppati. Successivamente, verranno descritti gli studi condotti su studenti, medici e cittadini in Vietnam ed ancora, descriveremo studi sulle pratiche mediche occidentali, importate in Vietnam. Dopo la costruzione di un quadro sui concetti Vietnamiti di salute, verranno riportati studi convalidati biologicamente sulla medicina tradizionale a base di erbe e non, pubblicati negli ultimi cinque anni. Verrà prestata particolare attenzione agli studi etnofarmacologici e biologicamente convalidati sull’ Artocarpus Tonkinensis, un albero che cresce nel Nord del Vietnam, usato dalla minoranza etnica Hmong per il trattamento di artrite e mal di schiena.

3. L’INTEGRAZIONE DELLA MEDICINA TRADIZIONALE E OCCIDENTALE TRA GLI IMMIGRATI VIETNAMITI NEI PAESI SVILUPPATI

Oltre a mantenere popolarità nei paesi in via di sviluppo, l’interesse per la medicina tradizionale e per la medicina complementare alternativa, è in forte aumento anche nei paesi sviluppati.

Negli USA il 38,3% degli adulti e l’11,8% dei bambini, ha usato una qualche forma di CAM e, un gran numero di medici, in Europa e Nord America, ha indirizzato i propri pazienti verso l’agopuntura (43%), la chiropratica (40%) e/o la massoterapia (21%).

Tenendo conto della maggiore considerazione del mondo occidentale, per le pratiche della medicina tradizionale e della medicina complementare alternativa, è interessante determinare come gli immigrati vietnamiti, occupano il sistema sanitario occidentale e se includono pratiche di medicina tradizionale vietnamita all’interno dei concetti di salute occidentali.

Per una integrazione ottimale di medicina tradizionale e occidentale e per la comprensione occidentale, è importante tradurre le conoscenze della medicina tradizionale, sia per i discendenti di immigrati (ad esempio seconde o terze generazioni), sia per i nativi occidentali.  A tal fine, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un libro, tipo dizionario, dal titolo: “Serie di terminologie internazionali sulla medicina tradizionale nella regione del Pacifico Occidentale”, con un totale di 3259 termini, comunemente utilizzati in medicina tradizionale vietnamita e medicina tradizionale cinese, così come nelle medicine tradizionali giapponesi e coreane.  Questa risorsa fornisce 3106 termini, comprese teorie fondamentali, diagnosi,  malattie e terapie come l’agopuntura e la moxibustione.  La moxibustione è un’antica tecnica terapeutica, della medicina tradizionale cinese, che consiste nella stimolazione di alcuni punti della cute, per mezzo di calore prodotto dalla combustione di un bastoncino di artemisia (Artemisia argyi).

Il libro fornisce anche formulazioni in inglese, per 153 titoli di manoscritti, considerati i più importanti classici di medicina tradizionale, pubblicati in Cina, Vietnam, Giappone e Corea.

L’utilizzo di una terminologia standard è altamente auspicabile, al fine di trasmettere un significato preciso e di evitare l’uso di una varietà di espressioni per un singolo termine, in diversi manoscritti scientifici.

Siccome gli immigrati vietnamiti, negli USA, potrebbero essere riluttanti a parlare con operatori occidentali riguardo le loro pratiche tradizionali, è stato condotto un sondaggio scritto per capire come le credenze tra gli immigrati di prima generazione, influenzano il loro comportamento sanitario.

Si è constatato che i partecipanti hanno abbracciato sia la medicina tradizionale che quella moderna, in parte a causa di una carenza di prodotti per la medicina tradizionale, nelle zone di residenza. Inoltre i risultati dello studio non hanno rilevato alcuna pratica pericolosa per la salute, in questa popolazione. In particolare, le loro credenze su integratori naturali dietetici rispecchiano quelle di molti americani.  Inoltre la medicina tradizionale vietnamita, viene utilizzata più come integrazione e  nella prevenzione delle malattie, che come sostituto di trattamenti occidentali.

Principalmente sono state studiate, tra le comunità di immigrati vietnamiti, le credenze che riguardano la malattia mentale, il diabete, la salute delle donne, l’uso di droghe e le malattie infettive. E’ stato trovato che i pazienti asiatici cercano preferibilmente le cure per la salute mentale dai medici di medicina generale, ma è improbabile che le ricevano.

Quindi, i fornitori di cure primarie dovrebbero informare circa le strategie, culturalmente accettate, per affrontare le malattie stigmatizzanti.

In uno studio, volto a migliorare la comunicazione e i rapporti sanitari tra medici e pazienti vietnamiti-americani, 11 partecipanti vietnamiti-americani hanno descritto esperienze con la depressione, secondo quattro temi: (1) stigma; (2) funzionamento sociale e ruolo della famiglia; (3) la guarigione e le credenze tradizionali sui farmaci e (4) lingua e cultura, suggerendo ai medici la necessità di adattare, il loro modo di intervistare ad una popolazione di pazienti sempre più diversificata; tuttavia, tra le popolazioni vietnamite poco si sa, riguardo questo stigma, o come i processi di acculturazione e di emigrazione influenzano il modo di vedere tradizionale. Per far fronte a questo, discussioni in gruppi focalizzati sono state condotte con vietnamiti americani a New Orleans e con cittadini vietnamiti a Bui Chu (Vietnam), che condividono un background storico e culturale. I risultati mostrano differenze significative nella percezione della malattia mentale, tra vietnamiti americani e cittadini vietnamiti, mentre lo stigma legato alla malattia mentale continua a dilagare e la comprensione della malattia mentale è risultata bassa in entrambi i gruppi.

 Anche i pazienti diabetici, etnicamente diversi, affrontano sfide significative sull’autogestione della malattia, che vanno dalle aspettative culturali alle disuguaglianze in campo sanitario.

E’ stato utilizzato un approccio fenomenologico, per analizzare il sostegno all’autogestione, attraverso tre gruppi di 28 pazienti diabetici australiani, etnicamente diversi: di lingua araba (n=11), che parlano inglese (n=9) e che parlano vietnamita (n=8). Sono emersi due grandi temi che riguardano la scarsa qualità delle informazioni per sostenere l’autogestione e le sfide nella negoziazione di stili tradizionali di consultazione. In particolare i partecipanti ritenevano di sapere di più, sull’autogestione del diabete, dei loro medici, ma si sentivano incapaci di influenzare lo stile di consultazione e di comunicare le loro esigenze mutevoli in supporto all’autogestione.

Ciò suggerisce che l’assistenza sanitaria e i bisogni di informazione di pazienti etnicamente diversi continuano ad essere marginali.

Per quanto riguarda la salute delle donne, è stato indagato l’atteggiamento verso il pap test nelle donne vietnamite-americane utilizzando un sondaggio rivolto ad una comunità di 265 donne di età superiore ai 18 anni, in cinque città: Houston (TX), Springfield (MA), Camden (New Jersey), Charlotte (NC) e Falls Church (VA).

Avere un’assicurazione sanitaria è risultato essere il più importante fattore per effettuare il Pap test, quindi gli interventi dovrebbero concentrarsi sul miglioramento dell’accesso finanziario a questo test, tra le donne vietnamite-americane.

I risultati inoltre suggeriscono che i programmi di comunicazione dovrebbero sottolineare la prevenzione e dovrebbero lavorare per cambiare gli atteggiamenti tradizionali e i malintesi relativi al Pap test.

Per quanto riguarda gli atteggiamenti e le convinzioni, in fatto di salute tra i tossicodipendenti di etnia vietnamita in Australia con età superiore ai 16 anni, è risultato che i partecipanti allo studio comunemente tentano di trattare l’overdose di eroina, prelevando sangue (rut mau), una pratica che deriva da convinzioni culturali circa il ruolo e la funzione del sangue nel corpo e la sua relazione con la malattia e la salute.

Quindi, il popolo vietnamita che vive all’estero, rappresenta un interessante esperimento, dando la possibilità di capire come raggiungere la migliore integrazione possibile tra medicina tradizionale vietnamita e medicina occidentale, inoltre può aprire la strada verso una migliore assistenza sanitaria generale.

3.1 Infermieri ed immigrati

L’Italia si sta trasformando da antico paese di emigranti a luogo di approdo per immigrati, quindi sempre più spesso capita di incontrare nelle corsie degli ospedali persone appartenenti a culture diverse dalla nostra. Ciò comporta vari problemi, da quelli legati alla non comprensione e alle difficoltà di comunicare, fino a situazioni più problematiche dove il nostro agire e le nostre aspettative si scontrano con valori, credenze e stili di vita del nostro paziente. La conoscenza e la comprensione delle culture dei nostri utenti/pazienti diventa importante e fondamentale dove il concetto di salute e assistenza varia da una cultura ad un’altra. Già nei primi anni 60’ del secolo scorso, la teorica M. Leininger studiò e fondò l’assistenza infermieristica transculturale, in cui viene sancito con forza che nella pratica clinica l’infermiere deve tener conto delle credenze culturali, dei comportamenti di cura e dei valori degli individui, delle famiglie e dei gruppi al fine di fornire un’assistenza infermieristica efficace, soddisfacente ed idonea.

Quindi è necessario un approccio transculturale alla malattia dell’immigrato, che tenga conto del diverso modo di concepire lo stato di malattia in culture profondamente diverse dalla nostra. I professionisti sanitari devono acquisire conoscenza dei valori, delle credenze e delle forme di assistenza espresse nelle varie culture e mettere a frutto tali conoscenze per prendersi cura delle persone sia sane che malate. Quindi molto importante in ambito assistenziale è la valutazione della cultura di appartenenza e di come questa influisce sul modo di vivere la salute, soprattutto quando il contesto culturale dell’operatore e del paziente sono particolarmente diversi. In Italia siamo ancora abituati ad un contesto sociale poco orientato al concetto dell’alterità e a trattare tutti i pazienti allo stesso modo, senza considerare le diverse matrici culturali, all’insegna di un etnocentrismo professionale che va superato inserendo la persona nel suo contesto culturale e impostando l’assistenza tenendone conto.

4. L’EDUCAZIONE E LA SALUTE PUBBLICA IN VIETNAM

L’integrazione tra medicina occidentale e medicina tradizionale in Vietnam inizia con programmi locali e internazionali di formazione per studenti e medici.

Ad esempio i programmi vietnamiti di farmacia offrono vari corsi di laurea e percorsi di carriera, tra cui la specializzazione in uno o più dei cinque settori principali: (1) la gestione e l’offerta dei farmaci; (2) lo sviluppo e la produzione dei farmaci; (3) farmacologia e farmacia clinica; (4) medicina tradizionale e farmacologia; (5) controllo qualità dei farmaci. Comunque in Vietnam l’istruzione farmaceutica rimane orientata soprattutto sul prodotto.

Per quanto riguarda l’istruzione medica post-laurea, con il programma “Asia Link”, la Comunità Europea ha sostenuto lo sviluppo e l’attuazione di una formazione post-laurea in psicosomatica per i medici in Cina, Vietnam e Laos. Si tratta di paesi in cui l’assistenza sanitaria è caratterizzata dalla coesistenza di medicina occidentale e medicina tradizionale e che stanno subendo grandi cambiamenti sociali, economici e culturali che hanno portato all’aumento di malattie psicosomatiche e psicologiche, inclusi disturbi per i quali non sono disponibili cure adeguate.

Centri di formazione regionali sono nati a Shanghai (Cina), Ho Chi Minh City e Hue (Vietnam), Vientiane (Laos) e una formazione post-laurea per i medici in psicosomatica è risultata importante per rimuovere gli ostacoli nella erogazione di cure primarie adeguate.

E’ importante sottolineare che la trasferibilità dei concetti occidentali deve essere analizzata a livello locale e deve essere effettuato un adattamento, se necessario.

L’educazione alla salute dei cittadini vietnamiti è stata studiata riguardo diverse malattie infettive. Le opinioni su prevenzione, screening e trattamento dell’infezione da virus dell’epatite B, sono state studiate nelle comunità cinese, coreana e vietnamita, con una valutazione qualitativa rilasciata a 12 focus group (n=113) di adulti. I partecipanti hanno riferito di utilizzare la CAM quando la medicina occidentale non trova una soluzione ai loro problemi, o quando diventa inaccessibile. I risultati suggeriscono che è necessario un miglioramento dell’educazione del paziente sia sulla TM che sulle nuove terapie per chiarire gli equivoci riguardo la trasmissione, lo screening e il trattamento della malattia.

Un’altra malattia infettiva, la polmonite, provoca il 14% dei decessi tra bambini e neonati (età dai 4 mesi ai 5 anni) in tutto il mondo e sia l’UNICEF che l’OMS hanno stabilito le linee guida per ridurre il rischio di morti a causa della polmonite. Nel 2008 sono stati raccolti dati da indagini trasversali, effettuate su 329 madri di bambini con età inferiore ai 6 anni, in provincia di Khanh Hoa (Vietnam). I risultati indicano la necessità di indirizzare le varie strutture sanitarie, presenti sia nelle aree urbane che rurali, verso l’educazione su sintomi e trattamenti associati alla polmonite infantile.

La salute della donna è un’altra importante area di educazione alla salute pubblica.

La cultura tradizionale vietnamita mette le donne in una posizione subordinata, rendendole svantaggiate nel processo decisionale riguardo la sessualità e la contraccezione.

Grazie ai dati provenienti dal questionario “2005 Vietnam Population e AIDS Indicator Survey”, in cui sono state intervistate 4632 donne sposate, sono state studiate le relazioni tra le caratteristiche socio-demografiche delle donne e l’utilizzo del preservativo. I risultati suggeriscono che l’utilizzo del profilattico dovrebbe essere maggiormente promosso e che maggiori sforzi andrebbero fatti per aiutare le donne a far valere il loro bisogno di protezione dall’infezione da HIV.

La depressione è tra le patologie psichiatriche più comuni e costituisce un importante carico per l’assistenza sanitaria di base a livello globale. E’ stata condotta una revisione narrativa per misurare i fattori che influenzano la prevenzione, la diagnosi e la terapia della depressione nella popolazione vietnamita. Si è visto che il popolo vietnamita ha la tendenza ad utilizzare la MTV e terapie basate sulla meditazione, quando si trovano in situazioni di stress emotivo.

Il fumo di sigaretta è un importante problema di salute pubblica. Il “Global Adult Tobacco Survey” ha esaminato l’esposizione a campagne antifumo e l’associazione tra fumo e fattori socio-economici e demografici, mediante uno studio condotto in Vietnam nel 2010, su uomini e donne con età superiore ai 15 anni. Si è constatato che in Vietnam, l’esposizione ad almeno una fonte di informazione antifumo è alta e che il numero ed il tipo di fonti varia in base al gruppo socio-demografico.

Per quanto riguarda l’uso di alcool, sono stati raccolti e analizzati chimicamente, per ricercare sostanze con rilevanza tossicologica, quattro prodotti preparati artigianalmente in casa e sette prodotti alcolici commerciali (di produzione industriale e tassati), del Vietnam. Una particolarità è che un campione, fatto in casa con serpenti e scorpioni in salamoia, utilizzati come MTC, conteneva 77% vol. di alcool. Tuttavia sulla base di questo piccolo campione non vi sono prove sufficienti per concludere che la qualità dell’alcool, oltre che gli effetti dell’etanolo, ha un’influenza sulla salute in Vietnam.

Un altro aspetto importante è la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro vietnamiti. Un recente studio sostiene l’idea che un programma di formazione partecipativa mirato all’azione, una metodologia per migliorare la salute e la sicurezza sul lavoro, produce risultati migliori in piccole e medie imprese, rispetto al metodo tradizionale vietnamita.

Pertanto, il mantenimento di pratiche tradizionali, integrate con concetti occidentali provati, di educazione sanitaria al paziente, allo studente di assistenza sanitaria ed al medico, sembra essere l’ideale per migliorare la “cultura” della salute in Vietnam, con l’obiettivo anche di preparare il terreno all’importazione di pratiche mediche occidentali. Una di queste pratiche è il trapianto di rene, che è stato eseguito in Vietnam nel 1992. Tuttavia, alcune persone decidono di donare i propri organi o quelli di familiari dopo la morte, principalmente a causa della credenza tradizionale vietnamita che “come vive un uomo, così egli morirà”. Ciò significa che sono necessarie in Vietnam ulteriori misure per sviluppare la pratica del trapianto di organi.

5. ERBE MEDICINALI E LA LORO VALIDAZIONE BIOLOGICA

Nel contesto delle pratiche sanitarie vietnamite, la fitoterapia occupa un posto centrale nella medicina tradizionale vietnamita, poichè la medicina orientale a base di erbe e l’agopuntura sono i tipi di MTV più usati. Pertanto, sembra fondamentale l’utilizzo di metodi occidentali per convalidare l’efficacia delle piante medicinali. Molti farmaci della medicina tradizionale vietnamita a base di erbe, provengono direttamente dalle tradizioni etnofarmacologiche delle varie minoranze etniche del Vietnam. E’ necessario determinare l’uso appropriato di farmaci vegetali, stabilire le strategie per la ricerca di nuove piante medicinali e determinare i metodi più efficaci per isolare i loro composti attivi. E’ stato oggetto di dibattito la questione se i programmi di scoperta dei farmaci naturali debbano fare affidamento su piante selvatiche raccolte a caso dall’ambiente o se debbano anche includere piante raccolte sulla base del loro utilizzo in medicina tradizionale.

Così è stato affrontato uno studio che misura se le piante con usi etnomedici in Vietnam e Laos hanno un più alto tasso di successo nelle analisi biologiche, rispetto a piante raccolte in un parco nazionale in Vietnam, con l’obiettivo di massimizzare la diversità tassonomica (raccolta “random”). Si è constatato che le piante con usi etnomedicali dimostrano un più alto tasso di attività per la scoperta di nuovi farmaci. Per l’isolamento dei composti attivi, i metodi devono essere standardizzati per ogni materiale a base di erbe. Un esempio è il metodo della cromatografia liquida ad alte prestazioni, sviluppato per la quantificazione simultanea di cinque componenti bioattivi principali degli steli delle piante Dracaena resiniferous, dalla Cina e dal Vietnam, così come delle relative preparazioni della medicina tradizionale cinese.

Riguardo le piante medicinali (o altri farmaci tradizionali non vegetali o altre pratiche), è importante convalidare la loro efficacia con rigorosi test ed, a tal fine, è fondamentale sfruttare metodi biologici occidentali di validazione scientifica. Da un punto di vista clinico, la medicina tradizionale vietnamita, non è basata su evidenze scientifiche ma su dati provenienti da ricerche subcliniche nei decenni passati che supportano l’uso tradizionale di molti farmaci a base di erbe.  Tuttavia, per un utilizzo sicuro, è necessario conoscere le possibili reazioni avverse e le interazioni farmacologiche.  Anche se il governo vietnamita supporta un ulteriore sviluppo scientifico della MTV e l’integrazione della MTV con la medicina occidentale, la medicina tradizionale in alcune aree geografiche, sembra competere con le pratiche basate su prove di efficacia, in altre invece si completa con queste stesse pratiche.  Nel nord del Vietnam il personale di assistenza sanitaria di base, lavora in un contesto che, in qualche misura, gli consente di tradurre le conoscenze in pratica medica.

6. ERBE MEDICINALI NELLE POLIPATOLOGIE

6.1 Stefania rotunda (Menispermaceae)

E’ un’importante pianta della medicina tradizionale, coltivata nel sud est asiatico. I suoi steli, le foglie e i tuberi sono stati utilizzati per anni nella medicina popolare cambogiana, laotiana, indiana e vietnamita per trattare una vasta gamma di disturbi, tra i quali l’asma, il mal di testa, la febbre e la diarrea. In particolare, indagini farmacologiche hanno convalidato vari usi popolari della Stephania rotunda, e questo potrebbe costituire una potenziale guida in vari campi medici, tra i quali la ricerca sulla malaria e sul cancro.

6.2 Eryngium foetidum

E’ una pianta biennale che viene ampiamente utilizzata come pianta medicinale in più regioni tropicali. Viene coltivata come spezia in India, Vietnam, Australia e altrove, con procedure ben documentate per ottenere la massima resa possibile. Possiede anche una vasta gamma di utilizzi etnomedicali, tra cui nel trattamento delle ustioni, mal di orecchie, febbre, ipertensione, stipsi, convulsioni, asma, mal di stomaco, parassiti intestinali, infertilità, morsi di serpenti, diarrea e malaria. Un importante componente dell’olio essenziale della pianta è E-2-dodecenal (“eryngial”), che è oggetto di domanda di brevetto americano per la sua efficacia contro parassiti, trypanosomi, nematodi, funghi e infezioni batteriche negli esseri umani e in altri mammiferi.

6.3 Paederia foetida

Cresce soprattutto in Cina, Bangladesh, India e Mauritius; è stata utilizzata nella medicina popolare per il trattamento dell’infiammazione, diarrea ed emorroidi. La specie affine, Scadens Paederia, è utilizzata anche nei rimedi popolari per il trattamento del dolore, ittero, dissenteria e dispepsia, nella regione meridionale della Cina, nel Vietnam, India e Giappone.  Gli studi sugli usi nella medicina tradizionale, la fitochimica, la farmacologia, la tossicologia e le applicazioni cliniche della Paederia foetida e della Paederia scadens, suggeriscono che queste due specie possiedono molte proprietà, tra le quali antidolorifica, antinfiammatoria, antidiarroica, antitosse e proprietà antitumorali.

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La tabella 1 fornisce un riassunto delle piante medicinali, il loro utilizzo in TM ed il loro potenziale uso terapeutico futuro.

6.4 Pseuderanthemum Palatiferum

Per prima è stata trovata nel nord del Vietnam e, successivamente estesa in tutto il paese, incluse il Mekong e la regione del Delta. Le foglie di questa pianta sono raccomandate in medicina tradizionale vietnamita, per la promozione e il trattamento di varie malattie, tra cui l’ipertensione, la diarrea, l’artrite, le emorroidi, il mal di stomaco, tumori, colite, emorragie, ferite, costipazione, influenza, cancro del colon, nefrite e diabete. In ratti normali, con diabete indotto da streptozotocina, il trattamento con un estratto di foglie di P. Palatiferum, ha dimostrato un effetto benefico nei ratti iperglicemici e un effetto di prevenzione di alcune complicanze del diabete. Dalle radici della P. palatiferum sono stati isolati lignani ed altri costituenti; betulino e lupeol, due componenti abbondanti estratti dalle radici, hanno mostrato attività citotossica e antimicrobica.

L’ambiente del Vietnam è stato utilizzato anche per testare piante provenienti da altre nazioni. Molte specie di batteri, patogeni per gli esseri umani, provengono dal Vietnam, perciò il paese è in grado di fornire un ambiente adatto allo sviluppo di farmaci anti-infettivi. Un esempio è una variante genetica del virus dell’influenza H5N, chiamato subclade 2.3.2.1, che si trova in Vietnam e Laos, identificato per la prima volta in Bulgaria. Sono stati rilevati diversi casi di infezione umana con questo virus. Inoltre, il ceppo di Plasmodium Falciparum clorochina-resistente Vietnam Smith/RE, agente eziologico della malaria, è stato utilizzato per un programma di screening della flora della regione del Lago Vittoria, che ha portato alla identificazione di un totale di 54 estratti organici da sette famiglie di piante (otto specie), in fase di sperimentazione individuale per l’attività antiplasmodica contro i ceppi clorochina-sensibili e clorochina–resistenti.

7.ERBE MEDICINALI ANTINFIAMMATORIE ED ANTIOSSIDANTI

La P. Palatiferum è una nota pianta in medicina tradizionale vietnamita, utilizzata a lungo, per il trattamento di malattie infiammatorie, spesso con limitato supporto scientifico. In particolare, si è riscontrato che i macrofagi RAW264.7, trattati con P.Palatiferum, presentano una diminuzione dello stress ossidativo e ridotti livelli delle proteine iNOS e COX-2, suggerendo di possedere grandi proprietà antiossidanti ed antiinfiammatorie.

L’uso tradizionale di foglie di loto (Nelumbo nucifera) ed i rizomi, come rimedio antiossidante e antiinfiammatorio, è associato alla presenza di composti fenolici. Una procedura ottimizzata di separazione è stata sviluppata ed utilizzata per analizzare diversi campioni raccolti in Vietnam, i quali hanno mostrato differenze significative nella quantità e qualità, a seconda della zona di coltivazione e della stagione. Tuttavia, in tutti i campioni, quercetina-3-glucoside   (isoquercetin), quercetina-3-O-b -glucuronide, nelumboside e quercetina–3-galattoside sono stati i flavonoidi più abbondanti.

Piante commestibili coltivate in Vietnam hanno suscitato notevole interesse tra i chimici alimentari, come fonti ideali di sostanze medicinali naturali. Estratti metanolici da tre piante adulte vietnamite, commestibili, Tram, Voi, Gac, analizzati con il dosaggio al 2,2–diphenylpicrylhydrazyl, hanno mostrato attività antiossidante ed antiinfiammatoria per cui, grazie anche al loro contenuto totale di fenoli, rappresentano buone fonti di integratori per la salute umana.

Alcune specie di Mallotus sono comunemente usate come ingredienti nella medicina tradizionale in Vietnam e Cina, ma solo poche sono state studiate, rivelando una potenziale attività citotossica ed antiossidante.

8. FARMACI ANTI-CANCRO        

Un certo numero di rimedi popolari, comunemente utilizzati in VTM, sono stati individuati in studi controllati per avere proprietà antitumorali. Gli estratti delle foglie di Crinum Latifolium L. sono tradizionalmente usati in Vietnam e sono ora anche utilizzati in tutto il mondo, per il trattamento del cancro alla prostata. Gli estratti di Crinum Latifolium e la sua frazione alcaloide inibiscono la proliferazione delle cellule di linfoma e questi risultati sono in accordo con il suo uso tradizionale. Anche la Wedelia biflora è stata utilizzata nella medicina tradizionale in India e Vietnam per trattare vari sintomi ed i dati suggeriscono che composti isolati dalla Wedelia biflora possono essere potenzialmente usati contro alcuni tipi di cancro. Un’altra erba tradizionale vietnamita, Zanthoxylum avicennae, è in grado di inibire la proliferazione delle cellule HA22T del carcinoma epatocellulare umano, attraverso l’attivazione del PP2A. Nella TM vietnamita e cinese, preparati di Crinum Latifolium, sono utilizzati per le loro proprietà antivirali ed antitumorali. E’ stato trovato che gli estratti di questa pianta hanno potenti attività antiossidanti, antinfiammatorie e anticancro; e la capacità di inibire la crescita cellulare e ristabilire funzioni immunitarie sono importanti per le proprietà antitumorali del Crinum latifolium.

9. COMPOSTI CARDIOVASCOLARI

Osthole è una cumarina estratta dalla Cnidium Monnieri (L.) Cusson, una pianta medicinale ampiamente utilizzata nella medicina tradizionale vietnamita e cinese, come vasodilatatore ed antipertensivo. I dati indicano che Osthole è un Ca-antagonista dei canali vascolari, in quanto stabilizza i canali del calcio nel loro stato inattivato. Questo meccanismo spiega la riduzione della pressione sistolica indotta dall’Osthole in modelli animali ipertesi. Quindi, questa sostanza è candidata allo sviluppo di nuovi agenti antipertensivi.

10. FARMACI PER IL DIABETE

La prevalenza del diabete di tipo 2 nei paesi in via di sviluppo è in aumento e, in Vietnam, diverse piante sono utilizzate per il trattamento di questa malattia. Uno studio in cui otto erbe della VTM sono state sottoposte a controllo per gli effetti ipoglicemici, è stato visto che gli estratti di Gynostemma pentaphyllum (GP), Makino (cucurbitacee), Anemarrhena asphoideloides Bunge (Liliaceae), e Angiopteris evecta Forst. Hoffn. (Marattiaceae) hanno ridotto la glicemia ed hanno inibito l’aumento di glucosio nel sangue, dopo carico di glucosio, in topi normali. L’erba tradizionale vietnamita GP (nome vietnamita: Giao co lam), che viene assunta sotto forma di tisana, è in grado di migliorare la sensibilità all’insulina nei diabetici di tipo 2. Durante un test su 25 pazienti con diabete di tipo 2 si è visto che l’estratto di GP, insieme con la sulfonilurea, può offrire un’alternativa all’aggiunta di altri farmaci per via orale per il trattamento del diabete di tipo 2. In un altro studio, l’effetto anti diabetico del GP è stato studiato su 24 pazienti diabetici, e si è visto che induce un immediato miglioramento della glicemia e della sensibilità all’insulina. E’ stato dimostrato che la tisana di GP contiene la proteina tirosina fosfatasi con attività inibitoria 1B, suggerendo un possibile meccanismo per l’attività antidiabetica.

11. EVENTI AVVERSI

Deve essere prestata particolare attenzione alla sicurezza dei farmaci a base di erbe per ridurre al minimo lo sviluppo di effetti avversi. La sicurezza è, infatti, fondamentale per la terapia farmacologica moderna e si riferisce sia al farmaco stesso che alla sua fabbricazione. Due esempi significativi sono le erbe del genere Aconitum e Tinospora crispa. Diverse erbe del genere Aconitum (famiglia Ranunculaceae) sono ben conosciute e popolari per i loro effetti benefici, nella medicina indiana, vietnamita, coreana, giapponese, tibetana e cinese. Aconitum ha dimostrato efficacia nel trattamento della febbre reumatica, dolori articolari, ed alcuni disturbi endocrini, ma purtroppo ha una finestra terapeutica ristretta. Tuttavia la sua tossicità può essere ridotta utilizzando varie tecniche, al fine di sfruttare appieno il suo potenziale farmacologico, riducendo al minimo gli eventi avversi. Gli effetti tossici sono stati descritti anche per la specie Tinospora (Menispermaceae), che viene comunemente utilizzata in Asia Meridionale. Ad esempio è stato segnalato un caso di epatite acuta, associata all’uso per lungo tempo di dosi elevate di Tinospora crispa, in un uomo di 49 anni affetto da lombalgia cronica. Il paziente aveva acquistato il farmaco a base di erbe Tinospora crispa in un mercato vietnamita e lo assumeva ogni giorno, sotto forma di granuli, evidenziando così il rischio che può essere associato ai rimedi tradizionali a base di erbe.

12. STORIA DELL’ARTOCARPUS TONKINENSIS

L’Artocarpus Tonkinensis A. Chev. ex Gagnep. (famiglia Moraceae) è un albero che si trova nel Vietnam settentrionale utilizzato nella VTM, dalla minoranza etnica Hmong, per trattare l’artrite ed il mal di schiena. E’ utilizzato anche sotto il nome di albero del pane, nella medicina popolare del Laos, per il trattamento dell’infezione da verme solitario nano, Hymenolepis Nana. In accordo con questo uso, l’estratto etanolico dell’Artocarpus ha mostrato attività purgante in topi da esperimento, infettati con H. Nana, determinando un effetto terapeutico. In un altro recente studio, che ha indagato l’uso dell’A. tonkinensis, per il trattamento dell’artrite, l’attività guidata di frazionamento dell’estratto di n-butanolo, dalle foglie di A. tonkinensis, ha portato all’isolamento degli auronol glicosidi maesopsin-4–O-glucoside ed alla recente scoperta di alphitonin–4–O- glucoside. Entrambi i composti hanno dimostrato attività immunosoppressiva in un test di stimolazione dei linfociti. L’estratto di acetato di etile da questa pianta è stato testato anche per l’attività antinfiammatoria; iniezioni intraperitoneali di estratto di Artocarpus hanno diminuito sia l’incidenza, che la gravità dell’artrite e ritardato l’insorgenza della malattia nei topi con artrite indotta da collagene. In vitro, l’Artocarpus induce l’apoptosi in colture di cellule linfonodali e agisce come modulatore di cellule T, inibendo l’induzione con sostanze mitogeniche della proliferazione di cellule T e inducendo l’apoptosi dei linfociti linfonodali attivati. Inoltre si è visto che quattro singoli componenti attivi, isolati dall’A. tonkinensis, hanno effetti antinfiammatori, correlati con l’inibizione della proliferazione, mitogeno-indotta, delle cellule T. Questi inibivano la produzione di citochine come il fattore di necrosi tumorale-a e l’interferone-g nelle cellule T mitogeno-stimolate. Gli autori ipotizzano che la soppressione della proliferazione dei linfociti T e della produzione di citochine dai flavonoidi dell’Artocarpus, contribuiscono al miglioramento della severità dell’artrite, nell’artrite indotta da collagene.

Composti di Artocarpus tonkinensis sono stati testati anche per attività antitumorale, si è visto che il maesopsin4-O-b-glucoside (TAT-2) ha effetti antiproliferativi sulle cellule di leucemia mieloide acuta e modula l’espressione di 19 geni, compresi hemeoxigenase-1 (HMOX-1), sulphiredoxin 1 omologo (SRXN1), ed amplifica la sequenza 3 nel carcinoma alla mammella (BCAS3). Altri composti isolati dalle radici dell’ A. tonkinensis, come cyclocommunol, isocyclomulberrin, cudraflavone C e morusin mostrano citotossicità contro le linee cellulari nel carcinoma epatocellulare (SMMC-7721) e nel carcinoma gastrico (BGC-823 e SGC-7901).

Quindi, la storia dell’A. tonkinensis è un paradigma per il percorso che la medicina tradizionale deve seguire dalle sue origini negli usi etnici terapeutici, all’isolamento dei suoi composti chimici attivi, alla successiva validazione biotecnologica della sua attività. Tutti i passaggi sono necessari per stabilire l’efficacia e la sicurezza, fondamentali in una visione della medicina moderna.

Figura 1. Il percorso dell’Artocarpus tonkinensis, dall’utilizzo terapeutico tradizionale alla validazione biologica. I nuovi composti chimici sono stati isolati dalle foglie e dalle radici dell’ A. tonkinensis; test biologici hanno portato sia alla convalida degli usi tradizionali che alla scoperta di nuovi potenziali usi terapeutici.

Figura 1. Il percorso dell’Artocarpus tonkinensis, dall’utilizzo terapeutico tradizionale alla validazione biologica. I nuovi composti chimici sono stati isolati dalle foglie e dalle radici dell’ A. tonkinensis; test biologici hanno portato sia alla convalida degli usi tradizionali che alla scoperta di nuovi potenziali usi terapeutici.

13. MEDICINA TRADIZIONALE NON VEGETALE

13.1 Pelle di rana

Lo studio delle interrelazioni tra esseri umani e animali, nel loro ambiente, è stato a lungo oggetto di interesse ed ha suggerito numerose applicazioni di prodotti di origine animale in medicina. La pelle di rana, ad esempio, è stata usata come medicazione biologica per promuovere la guarigione delle ferite nella TM del Vietnam e del Sud America. Uno studio sui topi, ha dimostrato che le secrezioni della pelle di rana (Rana ridibunda) sono efficaci nel promuovere il processo di guarigione delle ferite, e questo dimostra che esiste la possibilità di applicazione clinica nella cura delle ferite.

13.2 I lombrichi

I lombrichi nelle antiche culture venivano usati sia come fonte di cibo che come medicinali. Sebbene l’Ayurveda e la medicina tradizionale cinese, nonché le pratiche in Giappone, Vietnam e Corea, si sono concentrate principalmente sui lombrichi sotto forma di cibo, si cerca tramite una bio-prospettiva e tramite evidenze basate sulla ricerca, di comprendere le loro potenziali proprietà curative per utilizzarli come fonti di medicinali. Questo interesse è cresciuto casualmente da un’analisi approfondita del sistema immunitario innato del lombrico, il quale presenta abbondanti leucociti e prodotti umorali che esercitano benefici credibili per la salute. I lombrichi sono poco costosi, non comportano preoccupazioni riguardo l’etica, non agiscono come vettori di malattie e non sono parassiti umani. Riconoscendo loro numerosi ruoli ecologici, ambientali e biomedici, provati da indagini complete, potremo sviluppare una maggiore consapevolezza delle loro proprietà benefiche.

Ad esempio, gli esami istopatologici hanno rilevato che l’impasto di lombrico è più efficace della ranitidina nel prevenire la formazione di lesioni gastriche, suggerendo il suo potere antiulcera.

  1. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

La politica sanitaria del Vietnam si concentra sull’integrazione della medicina occidentale e la VTM. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario soddisfare gli standard di validazione dei Paesi occidentali, per i concetti di salute tradizionale, per le pratiche e per i farmaci.

In questa recensione, riassumiamo studi pubblicati negli ultimi cinque anni che hanno convalidato farmaci etnici e tradizionali all’interno di una struttura di concetto di salute tradizionale vietnamita, che cambia di continuo a causa delle loro interazioni con i concetti e le pratiche di salute occidentali. In primo luogo abbiamo valutato il cambiamento dei concetti di medicina tradizionale nei vietnamiti immigrati in paesi occidentali, dove si è notata la persistenza di pratiche VTM miste a pratiche di salute occidentali di nuova acquisizione.

Abbiamo poi valutato, in Vietnam, l’educazione e le pratiche della salute a livelli diversi (cittadini, studenti di medicina e medici praticanti) rivelando come la medicina orientale e quella occidentale possono interagire e migliorare così la salute.

Il nostro esempio paradigmatico è la storia dell’A. tonkinensis. Il decotto delle foglie di questa pianta è stato utilizzato per trattare l’artrite e il mal di schiena dalla minoranza etnica dei Hmong neri, che vivono sulle montagne del nord del Vietnam, al confine con la Cina. Il rimedio è stato portato all’attenzione del gruppo del Prof. Tran Van Sung presso l’Istituto di Chimica dell’Accademia Vietnamita di Scienza e Tecnologia in Hanoi, che ha isolato e convalidato i composti attivi della pianta, in collaborazione con il gruppo Italiano del mio relatore.

La storia dell’A. tonkinensis si concluderà quando studi preclinici e sperimentazioni cliniche consentiranno l’approvazione del farmaco per uso generale. Così, la validazione dell’attività di medicine tradizionali, in particolare dei loro componenti attivi, porterà allo sviluppo di nuovi farmaci, rivelerà nuovi obiettivi farmacologici e porterà alla scoperta di nuovi meccanismi patogenetici per una vasta gamma di malattie. Inoltre, siccome le piante medicinali sono state utilizzate per lunghi periodi di tempo, sono già state selezionate sulla base della loro efficacia e del loro basso profilo di tossicità. Pertanto, lo studio di queste piante appartenenti alla tradizione medica vietnamita, insieme alla loro validazione con metodi biologici occidentali, danno la possibilità di promuovere il miglioramento della terapie mediche, sia occidentali che orientali, mediante l’integrazione culturale. L’attuazione di questo percorso verso la verifica biologica può rafforzare la possibilità di sviluppare nuovi farmaci efficaci e di individuare obiettivi e meccanismi farmacologici finora sconosciuti.

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Ringraziamenti:

 Ringrazio il Professor Domenico Delfino per la seria collaborazione e impegno dimostrati nella realizzazione di questo lavoro.

 Ringrazio i miei genitori per essere stati sempre presenti nei momenti di difficoltà.

 Ringrazio mio marito Eros per la pazienza; Alice e Greta per aver sopportato a volte la mia assenza.

 Ringrazio la mia amica Anna per avermi sempre sostenuto, Gigliola ed Elisabetta per tutte le emozioni vissute insieme.

 

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